giovedì 17 luglio 2014

Linguaggio costituzionale


Discorso al Senato in occasione della discussione sulla revisione costituzionale del 17 Luglio 2014.


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Signor Presidente, onorevoli senatori,
come le persone, anche le parole si stancano, dice il libro dell'Ecclesiaste. Sotto il peso delle promesse, degli inganni e delle delusioni si è sfiancata perfino la parola riforma. Concediamole un po' di riposo almeno in questo dibattito.
Nessuno dei problemi istituzionali è stato risolto e molti sono stati aggravati dalla proposta di revisione costituzionale insieme con l'Italicum. Segnalo quattro questioni.

1. 
Da quasi un decennio gli elettori chiedono di poter guardare in faccia gli eletti, ma qui si decide di voltare le spalle. I cittadini continueranno a non scegliere i deputati e non eleggeranno neppure i senatori, né il presidente della Città Metropolitana, né i consiglieri della Provincia, che rivive con il brutto nome di Area Vasta. Il risultato è che il ceto politico elegge il ceto politico. È un grande azzardo restringere la rappresentanza proprio mentre viviamo forse la più grave frattura tra società e istituzioni della storia italiana.

I consiglieri regionali che hanno problemi con la giustizia saranno incentivati a farsi nominare senatori per godere dell'immunità estesa alle cariche non elettive. E per i cittadini viene indebolito lo strumento del referendum; quello di Mario Segni nel post-Tangentopoli, ad esempio, non sarebbe più possibile. Forse è un segno dei tempi - accade alle rivoluzioni mancate di essere poi anche rinnegate. 
Nel complesso, si perde l'occasione per ricostruire la fiducia popolare nei confronti delle assemblee elettive.


2. 
C'è un passo indietro nel punto più delicato del bilanciamento dei poteri. Un partito minoritario che raccoglie meno del 20% degli aventi diritto al voto può vincere il premio di maggioranza e utilizzarlo per conquistare le massime cariche dello Stato, la Corte Costituzionale e la Presidenza della Repubblica. I relatori hanno riconosciuto che il problema esiste, ma non hanno saputo o voluto risolverlo. La proposta di alzare il quorum nelle prime otto votazioni non impedisce al primo partito di attendere la nona votazione per imporre il proprio candidato. Si voleva sapere la sera delle elezioni chi governa, così si conoscerebbe anche l’inquilino del Quirinale.

Mi si risponde che era già così con il Porcellum; bene, lo si dovrebbe dunque correggere, invece il testo aggrava lo squilibrio. La Camera mantiene i 630 deputati con la forza del premio di maggioranza, mentre si indebolisce l'altro ramo dei cento senatori, privati della libertà di mandato, che può fondarsi solo sull'elezione diretta. Migliore equilibrio si avrebbe con la diminuzione del numero dei deputati, oggi il più alto in Europa in rapporto alla popolazione. Nessuno ha spiegato perché non si può. Eppure dovrebbe esserne entusiasta Renzi che voleva risparmiare sulle indennità; il Pd negli anni passati l'ha sempre considerata una priorità e i colleghi Romani, Sacconi e Casini la votarono quando erano in maggioranza nel 2005. Perché tutti ci hanno ripensato?

3. 
Il superamento del bicameralismo paritario era l'occasione per rafforzare la democrazia parlamentare. Invece il potere legislativo viene assoggettato definitivamente all'esecutivo, il quale sarà tentato di utilizzare i voti del premio di maggioranza non solo per governare il paese - come è del tutto legittimo - ma anche per stravolgere a suo piacimento la legislazione fondamentale, ad esempio sulla libertà di stampa, i servizi segreti, l'autonomia della Magistratura, l’amnistia e l’indulto, le sensibilità religiose, le libertà personali oppure per modificare a proprio favore la stessa legge elettorale al fine di ottenere la vittoria alle successive elezioni. Potrebbe diventare di parte perfino la decisione più grave, la guerra. Quella stessa guerra che i costituenti ci ammonivano a ripudiare. Quella stessa guerra che ritorna nella foto terribile delle vittime innocenti di fronte alla moschea di Gaza.

La legislazione fondamentale viene sottratta allo spirito di parte nella proposta Chiti, in modo da costringere i partiti a condividere le regole fondamentali nel Senato eletto con legge non maggioritaria, e a competere per il governo nella Camera depositaria del voto di fiducia. Sarebbe il passo in avanti verso una democrazia matura. Si vuole invece realizzare quel “premierato assoluto” paventato da Leopoldo Elia, indebolendo la separazione dei poteri come non accade in nessuna democrazia europea.

4. 
La relazione Stato-Regioni diventa ancora più confusa, anche per la scarsa cura che la Commissione ha dedicato all’argomento, pur essendo tecnicamente più complesso degli altri. È un grave errore abbandonare la legislazione concorrente, che è l’essenza di un regionalismo cooperativo, l'unico possibile in un paese segnato da storiche fratture, come ha sottolineato Massimo Luciani. Si sceglie al contrario una netta separazione tra competenze esclusive dello Stato e delle Regioni che non lascia più alcun margine di mediazione, rendendo quindi irrisolvibile il conflitto di competenze. 

Come queste vengono attribuite non è rilevante in questo ragionamento, poiché è sufficiente una semplice considerazione logica per riconoscere che qualsiasi modello esclusivo aumenta il contenzioso rispetto al modello cooperativo. Questo non ha funzionato negli anni duemila non per i suoi presunti difetti, ma per la dissennata applicazione da parte dei governi di destra e di sinistra, che avrebbero dovuto elaborare solo leggi cornice e invece hanno proseguito a legiferare nel dettaglio, istigando le Regioni a eccessi opposti. 

Il Senato delle Autonomie non sarà in grado di comporre i conflitti, anzi potrebbe esasperarli. Ad esso viene attribuita una fantomatica funzione di raccordo con un'espressione retorica priva di qualsiasi significato giuridico cogente. Nella realtà quell'assemblea sarà a chiamata ad approvare dei testi normativi sui quali si formeranno delle maggioranze e delle minoranze in base ai rapporti di forza tra Regioni ricche e Regioni povere. Venendo a mancare la mediazione politica della rappresentanza territoriale - che pur con i suoi limiti ha contenuto fin qui le pulsioni separatiste - il nuovo Senato accentuerà la frattura tra Nord e Sud, con il rischio di indebolire ulteriormente l'unità nazionale. 

Spero che il testo finale mi consenta di rivedere questi giudizi negativi. Onorevoli senatori, ho fiducia in questa aula e nella possibilità che tra noi si affermi uno spirito davvero costituente. Ci sono emendamenti di diverse parti politiche che possono migliorare i punti essenziali: rapporto eletti-elettori, l’indipendenza del Quirinale, le garanzie del nuovo bicameralismo e il regionalismo cooperativo. 

Rivolgo un appello alla mia parte politica. Abbiamo discusso a lungo nel gruppo Pd. Sono chiare le differenze, ma per me sono più importanti le comuni visioni. Tra noi condividiamo anche alcune insoddisfazioni per certi articoli. Non lasciamole ai discorsi di corridoio, non abbandoniamole ai rimpianti silenziosi, trasformiamole in proposte da condividere con gli altri gruppi. La lunga durata costituzionale non consente a nessuno di riconoscere un errore senza impegnarsi a correggerlo. In questa aula il primo partito deve essere protagonista fino alla fine nel migliorare la Costituzione. 
Le migliorie saranno tanto più intense quanto più ci allontaneremo dalle motivazioni e dai metodi che hanno fin qui deformato il dibattito.

Per la cancellazione del Senato elettivo sono state date motivazioni occasionali, alcune surreali, come “serve a creare posti di lavoro”, altre tipiche del provincialismo italiano, mentre i Cameron, Merkel e Hollande non cancellerebbero organi costituzionali per fare bella figura ai vertici europei.
Ma c’è una motivazione più vecchia: togliere il freno che impedisce al governo di decidere. È la bufala che politici e giornalisti raccontano agli italiani da venti anni. Si dicono falsità sulle famose “navette” di leggi che vanno più di una volta tra un ramo e l’altro, ma sono solo il 3% e riguardano testi scritti molto male dal governo. È invece troppo facile approvare le leggi, e anzi le più veloci sono anche le più dannose. Sono bastate poche settimane alla destra per approvare il Porcellum e le leggi ad personam, e alla sinistra per contribuire al pasticcio degli esodati e allo sfregio costituzionale sul vincolo di pareggio del bilancio (che, per inciso, qui viene esteso alle Regioni). 
Tutti i campi della vita pubblica sono soffocati dall’asfissiante produzione legislativa, nella scuola, nel fisco, nell’amministrazione, nella previdenza, nel territorio. Ogni settimana arrivano in aula disegni di legge pomposamente chiamati riforme, e che invece sono spesso accozzaglie di norme eterogenee e improvvisate, a volte dannose o inutili. Lo dimostra il fatto che sono rimasti nel cassetto ben 750 decreti attuativi. 

Qui si dovrebbe davvero cambiare verso: poche leggi all’anno, di alta qualità, delegificazioni per costringere i ministri ad amministrare invece che a legiferare, controlli parlamentari sui risultati. A tale innovazione valeva la pena dedicare il nuovo Senato come Camera Alta delle leggi organiche, dei grandi Codici, dell’attuazione costituzionale, della raccolta dei frutti della conoscenza e della cultura del Paese. Con la produzione di leggi cornice la Camera Alta avrebbe portato ordine anche nelle relazioni Stato-Regioni, più autorevolmente di come possa fare il Senato delle Autonomie. 
Il superamento del bicameralismo paritario era l’occasione per dedicare un ramo del Parlamento ai pensieri lunghi, all’intelligenza riformatrice, alla saggezza pubblica. L’Italia avrebbe proprio bisogno di una Camera Alta come volontà aristocratica di derivazione democratica, così la chiama Mario Dogliani.

Per quanto riguarda il metodo, una tale serie di strappi non si era mai vista nella storia repubblicana. Mai il governo aveva imposto una revisione costituzionale, mai il relatore era stato costretto a presentare un testo che non condivideva quasi nessuno, mai i senatori erano stati destituiti per motivi di opinione. Arroganze inutili che hanno fatto perdere solo tempo. Se il Parlamento avesse potuto lavorare serenamente, la riforma del bicameralismo sarebbe stata approvata da mesi. 

Non ho mai detto che si tratta di una svolta autoritaria, né che si stravolgono i principi costituzionali - ci tengo a precisarlo - tanto è vero che ho votato contro la pregiudiziale. 
È in pericolo invece un aspetto più semplice e per così dire più intimo: lo stile del dibattito costituzionale. I critici della proposta sono stati definiti gufi, sabotatori, rosiconi e ribelli. Parole che non sarebbero mai state pronunciate dai costituenti, certo divisi dalla guerra fredda e dalle ideologie novecentesche ma sempre disponibili al colloquio delle idee. Proprio oggi che siamo tutti liberali viene meno il rispetto nel dibattito. La politica postmoderna ha sempre bisogno di fabbricarsi un nemico. Come in un videogioco si elimina un mostro e subito se ne presenta un altro per tenere alta la tensione emotiva. L'operazione simbolica vince sul merito. Conquistare lo scalpo del Senato elettivo sembra parte di un incantesimo, che serve a rassicurare e a consolare i cittadini per la mancanza di vere riforme.

L’elegante lingua italiana dei padri costituenti, con le sue parole semplici e profonde, viene improvvisamente interrotta da un lessico nevrotico e tecnicistico, scandito dai rinvii ai commi, come un regolamento di condominio. Il linguaggio è la rivelazione dell'essere, diceva il filosofo.
La Costituzione è come la lingua che consente a persone diverse di riconoscersi, di incontrarsi e di parlarsi. La Carta è il discorso pubblico tra i cittadini e la Repubblica, è il racconto del passato rivolto all'avvenire del Paese.
Se la Costituzione è una lingua lo stile è tutto. Senza lo stile è possibile l'autocompiacimento del ceto politico, ma non il riconoscimento repubblicano.

25 commenti:

  1. C'è assoluta carenza di spirito "costituente", ed invece eccessiva abbondanza di spirito "prepotente". Se Renzi utilizzasse la metà del tempo che dedica alle riforme istituzionali alle tante altre riforme necessarie per l'Italia (a cominciare dalle centinaia di decreti attuativi di quelle fatte dai precedenti governi, per poi proseguire con debito pubblico, spesa statale incontrollata, privatizzazioni e liberalizzazioni declamate e mai realizzate, giustizia ritardata e sempre più costosa, mercato del lavoro ingessato, pressione fiscale intollerabile, burocrazia oppressiva e paralizzante, sanità regionale corrotta, scuola pubblica inefficiente, etc.) forse saremmo in grado di eliminare qualcuna delle arretratezze che ci allontanano dall'Europa.
    E l'Europa, quando ci esorta a fare le riforme, non pensa minimamente a quelle istituzionali (che interessano solo al duetto "Renzusconi", per accrescere o mantenere le loro quote di potere politico o economico) ma piuttosto a quelle necessarie per fare diventare l'Italia un paese competitivo sul piano dell'economia rispetto al resto dell'UE ed al resto del pianeta.
    Quanto ai giornali, a cominciare da quello della Confindustria, gli tengono bordone senza alcun pudore, nella migliore delle ipotesi in omaggio allo spirito dei tempi, nella peggiore sperando di trarne qualche vantaggio particolare.
    Gli italiani che hanno dato quel 40,8% di voti al PD, e buona parte di essi per il timore del sorpasso di Grillo (che per altro, coi suoi toni esacerbati, ha favorito questa sindrome) se ne pentiranno amaramente, e forse cominciano già a farlo; e se ne pentiranno, ancora prima, alla prima occasione elettorale, i parlamentari del PD e del PdL, quelli in odore di eresia ma anche quelli semplicemente critici, che verranno sostituiti in blocco, ed dirigenti dei c. d. partiti di centro, destinati ad estinguersi nell'uno o nell'altro polo.
    Fatte le debite eccezioni per i pochi che, a sinistra come a destra, stanno conducendo una battaglia solitaria nel tentativo di preservare la struttura liberaldemocratica delle nostre istituzioni, non ho mai visto tanta "pavidità" politica, che poi diventa anche "stupidità" personale, quanta se ne può riscontrare in questo Parlamento di nominati, i quali, con la loro acquiescenza verso i loro leader, dimostrano di non avere la più piccola idea di cosa voglia dire svolgere con dignità e decoro la funzione parlamentare alla quale sono stati improvvidamente chiamati senza alcun merito che non fosse quello della fedeltà al leader di turno, e però sempre pronti a trasferire la loro fedeltà al leader successivo.
    Quando tutto questo sarà finalmente chiaro, sarà troppo tardi, perché le riforme del duetto "Renzusconi" trasformeranno l'Italia in termini irreversibili, sino al punto che chi non accetterà questa nuova architettura istituzionale ed il predominio dei suoi co-autori (l'uno costantemente al governo, l'altro che accetterà di stare stabilmente all'opposizione, ma con le garanzie di intoccabilità personale ed aziendale), finirà per essere costretto a disertare le urne oppure a votare per il primo demagogo di turno che si affaccerà sulla scena politica.
    Intanto, ce n'è già uno a portata di mano, e, se tanto mi dà tanto, viene quasi la tentazione di provarlo, tanto per vedere l'effetto che fa !

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    1. I suoi interventi sono da statista. Quando seguo (in streaming) le Sue dichiarazioni alla Direzione del PD, piuttosto che al Politicamp o in tante altre occasioni, immagino a come potremmo cambiare il paese. Da
      sinistra! Spero che le Sue parole sagge e da acuto osservatore, facciano finalmente breccia nel partito...

      Enrico

      Piadena (Cr)

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    2. Walter Tocci è senza dubbio una brava persona ma quando il tuo partito ti disconosce i tuoi ideali e li fa morire ..... non ha piu' senso continuare ad avere una presenza dove tutto è stravolto! Cosi' come sono morti tutti gli ideali degli altri partiti. Non si puo' stare in un sistema corrotto solo perchè tu non lo sei ......... (ancora).

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  2. Grazie : mi date ancora fiducia! speriamo questo orribile disegno di Renzi venga fermato

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  3. Ogni volta che Renzi apre bocca vedo un futuro dittatore in preda ad un consueto delirio di onnipotenza. Con questo discorso, fin troppo diplomatico, sen. Tocci, ha espresso parte del mio sentimento.

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  4. L'ho ascoltata stamattina alla radio... devo ammettere che se i suoi colleghi del PD fossero tutti come lei , non avrei votato Movimento 5 Stelle.

    Quirina Cantini
    Portavoce al Consiglio Comunale
    Movimento 5 Stelle Bagno a Ripoli (Fi)

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  5. Caro Walter,
    essendo tra i tuoi critici (su questo mi interrogo: ma com'è che il dirigente romano che stimo e ammiro più di tutti rischia di concorrere ad un esito - quello dell'ennesimo fallimento di ogni riforma - che giudico scellerato?), segnalo due punti di merito.
    1) Consiglio di abbandonare l'argomentazione degli "eletti del popolo". Parliamo di elezione di secondo livello, non di "nominati". Forse che i consigli regionali non sono composti da "eletti dal popolo"? A seguire questa impostazione, che giudico strampalata, dovremmo dire conseguentemente che anche il Presidente della Repubblica è un "nominato", e che l'unica soluzione è nell'elezione del Presidente da parte del "poppolo". Lasciamolo dire a Gasparri.
    2) Sul Referendum, mi pare - da quel che ho letto - che la proposta sia molto positiva. Si interviene infatti in modo efficace sul nodo del "quorum", rendendo così effettivamente possibile l'utilizzazione di questo istituto. Altrettanto positivo è il prevedere il giudizio di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale "in corso d'opera". Si può discutere se 800 mila firme siano troppe oppure no, ma ti vorrei ricordare che da decenni il dibattito politico/istituzionale individuava la necessità di alzare la soglia dei 500 mila (anche su questo, oltre che sul Senato delle Autonomie, siamo perfettamente in linea con il P.C.I......). Di non poco conto - nel discutere se tenere la soglia degli 800 mila o abbassarla un pò - è sapere in quale termine, e con quali modalità, si debbano raccogliere le firme.
    Abbracci, Nicola

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    1. Caro Nicola, la stima è tanto reciproca che tengo sempre presenti le tue critiche nel mio lavoro parlamentare. Certo che i consiglieri regionali sono eletti dal popolo, ma tra di loro sarà prescelto come senatore colui che risponderà alla logica di partito, proprio come accade con l'Italicum nella scelta dei deputati che vengono posti in ordine di elezione dal proprio partito. Avevo capito che dopo la decennale polemica contro il Porcellum si dovesse ricostruire un mandato diretto degli elettori nei confronti dei parlamentari in quanto esercitano la funzione parlamentare e non quella regionale. E invece i partiti assumono la preminenza assoluta nella composizione del Parlamento proprio quando si trovano nel pieno di una crisi di legittimazione. Tu sai che ho grande stima del ruolo dei partiti, ma non è questo il modo per aiutarli a uscire dalla crisi, non si deve aumentare il loro potere di designazione, ma al contrario rafforzare la loro accountability nella formazione della classe politica.
      Sul referendum sono d'accordo con te sulle quote, anzi c'è un mio emendamento in tal senso. Per brevità forse non sono stato chiaro nell'intervento; mi riferivo alla modifica introdotta dai relatori che impedisce i quesiti su norme specifiche e puntuali, che ovviamente è tema controverso, però non si può non vedere che nella storia referendaria essi hanno avuto un ruolo rilevante, ad esempio con Mario Segni nel '91. Dichiarare oggi impossibile quel tipo di referendum, proprio mentre si delega ai partiti la composizione del Parlamento, mi sembra un Termidoro che si prende la rivincita contro la rivoluzione fallita della Repubblica dei cittadini.

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  6. Grazie davvero Walter. Con Chiti e gli altri senatori non rassegnati irresponsabilmente allo sfascio, siate compatti nel voto. Sarebbe triste vedervi uscire dall'aula; puoi capire meglio di me e di chiunque altro quanto sarà importante premere il pulsante del "no" nel momento in cui si sancirà la fine della democrazia parlamentare in Italia.
    Un caro saluto, Tommaso

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  7. Non condivido l'impianto dell'intervento di Walter Tocci. Non è così a mio avviso che si fa opposizione al "plebeismo" costituzionale di renzi e della Boschi. "Una camera alta come volontà aristocratica di derivazione democratica" è affermazione che a me suona inquietante. Che significa "volontà aristocratica"? E "di derivazione democratica"? La Camera 'aristocratica' sarà eletta o no? e da chi? da tutti i cittadini? da una parte? E quale? gli Eletti? gli Intellettuali? I Saggi? I Guadiani della Rivoluzione? Chi decide chi è saggio e chi no? Si presenta un curriculum? Un poveraccio morto di fame potrebbe far parte della "camera alta di volontà aristocratica"? E se no, perché? Certi pensieri sono ispirati a odio di classe? Dire che sono pensati anche dal "costituzionalista Mario Dogliani" conferma solo che c'è un problema generale relativo al 'pensatoio' CRS. Mi è capitato di scrivere sul "Ponte" di qualche mese proprio circa i pericoli di un CRS ridotto ad un sinedrio eltista, a laboratorio di un ambiguo schmitt-lenin-machiavellismo. L'alternativa al plebeismo non può essere l'aristocraticismo. Il punto è che manca una cultura della democrazia, del conflitto democratico, nella sinistra italiana. Mancava con il PCI, manca oggi. L'anomalia italiana continua.

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  8. Il discorso di Walter Tocci mi lascia qualche speranza. Spero sinceramente che il disegno di Renzi, novello dittatore, possa essere bloccato perché mette in pericolo serio la nostra già fragile democrazia. Non è un caso che abbia voluto dare la precedenza alle riforme elettorali per aver poi le mani libere e diventare il padrone del paese, come auspicato dalla massoneria di Gelli

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  9. L'intervento di Tocci è stato eccellente, perfino commovente per lo spirito civile che traspare in ogni suo passaggio. C'è da essere disperati, di fronte all'incredibile faciloneria ed incultura costituzionale (e non solo) di Renzi e del suo cerchio malefico (altro che magico!), anche se gli sforzi di Tocci e degli altri che mostrano di non voler rinunciare alle armi della ragione sono encomiabili, vanno sostenuti e devono essere più forti della disperazione. Io credo che il Paese debba essere grato per questa grande battaglia civile che i "dissidenti" stanno portando avanti, spero per loro e per tutti noi che si riuscirà a non far cadere le istituzioni nello stato pietoso in cui questo Governo vuole e minaccia di farle precipitare. Continuate, vi prego. Un suggerimento: perché non cercare di organizzare una grande manifestazione a sostegno della richiesta di riforme che non siano contrarie alla logica ed alle più elementari regole della democrazia?

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  10. Non mi ritengo un esperto di politica, anche se ho militato per almeno quattro decenni nella sinistra: P.C.I....P.D.S.... D.S.- Ho però la sensazione che tutto quanto si va dicendo -compresi Chiti, Mineo, Tocci ecc..- per contrastare il progetto Renzi, sarebbe stato più credibile se, lo si fosse fatto, con la stessa forza, qualche decennio fa e non soltanto oggi. Mi spiace Walter, non poter condividere le tue opinioni, proposte in modo tanto convincente e appassionato. Lo avrei senz'altro fatto se ti avessi sentito esprimerle anche in passato, quando partecipavo spesso alle riunioni in "sezione" con te che venivi a "tenerle". Eppoi, a proposito delle preferenze che darebbero modo all'elettore di indicare il suo candidato preferito; come fai a non ricordare che negli anni in cui era possibile dare fino a cinque preferenze, il Partito, a livello centrale, bloccava i candidati da eleggere "indicando" quattro di queste e la quinta, spessissimo, la indicava la sezione?? Non ti ho mai sentito, allora, protestare contro quel sistema che toglieva davvero la possibilità a qualsiasi candidato che non fosse stato "bloccato" di essere eletto. Apprezzo molto, caro Walter, i contenuti dei tuoi attuali interventi ma, con amarezza, debbo dirti che non li ritengo credibili proprio perché tardivi.
    Con affetto
    Sergio Serafini
    Ex segretario sezione P.C.I. atac-ovest

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  11. Caro Walter hai proprio ragione speriamo che altri, anzi tanti deputati e senatori del PD ti sostengano su questo argomento, perchè qui si mette a rischio la democrazia del Paese, basterebbe dimezzare del 50% sia la Camera che il Senato e già sarebbe un grande passo avanti e un grande risparmio per l'Italia. Sono dìaccordo per le preferenze il cittadino deve sapere chi sta votando.

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  12. Stavo leggendo "Interpretetazione della Costituzione" un libro di Mario Dogliani del 1982 quando ricevo l intervento di Tocci al Senato. Vorrei fare alcune considerazioni
    1) La governabilità ha assunto un valore metapolitico alla quale assoggettare tutto il resto e che si traduce nella ciatronaggine (mutuo il termine da Rosa Russo Iervolino che di democristiani se ne intende) del sapere la sera di domenica chi ha vinto e chi ha perso. Verrebbe da dire aridatece Craxi e la sua Grande Riforma che non miscelava furbizie levantine a calcoli di convenienza. O se preferite meglio Isaac Asimov che in un suo raccontino del 1964 immagina il Presidente degli Stati Uniti eletto da un' unica persona che rappresenta l' opinione media-prevalente degli americani su molti temi. Ecco forse questo potrebbe essere un sistema così si concretizza anche quella fuffa gettata in faccia agli elettori dei risparmi della "casta"
    2) Entrando nel merito di questa sciagurata riforma non ho capito bene una cosa. Dunque i sindaci/senatore e i consiglieri/senatore vengono nominati dai rispettivi consigli e "decadono" quando decade il consiglio vuoi comunale o regionale. Questa vuol dire che la durata del Senato dipende da un ente esterno e che il ricambio potrebbe essere continuo tanto da concretizzare l unica ipotesi corretta fatta da berlusconi " un dopo lavoro". Non solo ma la durata di ogni singolo senatore potrebbe essere diversa poichè- tanto per fare un esempio- se il comune di reggio calabria viene sciolto per infiltrazioni mafiose il sindaco/senatore durerebbe in carica meno del suo collega sindaco di bologna ( che di infiltrazioni mafiose-forse- ne avrebbe di meno....)
    3) Vero che sono dettagli quisquiglie avrebbe detto Totò ( e forse anche Renzi con quella sua aria da barrocciaio al bar pieno di boria) ma come avviene la decadenza? automatica? e se uno non si dimette e fa resistenza? Capisco che queste bazzecole una costituzionalista come MEBoschi te le risolve in un batter di palpebre e che una persona seria e preparata come Anna Finocchiaro ( che dette del mascalzone a renzi quando si doveva eleggere il presidente della repubblica per aver ricordato la scorta all ikea e che oggi pare assecondare i disegni sgangherati di queto ceto(sic) politico) troverò il bandolo della matassa ma sono curiosità di uno che legge i giornali e su questi argomenti non trova traccia. Traccia si trova invece di questo linguaggio sciatto che usano il Renzi e i suoi dipendenti
    Un ultima cosa- e Tocci fa bene a ricordarla. I padri costituenti incaricarono Concetto Marchesi latinista sopraffino di mettere, come dire, in bella copia la Costituzione che è scritta senza orpelli o sciatterie che come ricordava Flavio Colonna costituzionalista e deputato del PCI ogni parola aveva una sua specifica ragion d'essere.
    Oggi, scrive Tocci pere di leggere il regolamento di un condominio. Ma cosa vi aspettate da tipi come Picierno, Moretti, Bonafé, Serracchiani, Orfini, Scalfarotto e i tanti che affollano il carro del padroncino? Con l ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione spero solo che il PD- cui non appartengo- si frantumi e che una nuova sinistra cominci a riflettere

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  13. Caro Walter come non condividere. Vorrei darti un sostegno più attivo ma non so come fare. Se il mio incoreggiamento, il mio consenso ti può servire per andare avanti fallo senza paure e senza preoccupazioni. Ciao e grazie

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  14. Ginevra Salerno18 luglio 2014 08:03

    grazie di cuore, Walter. Ho condiviso su facebook il tuo intervento che è di un equilibrio, di una chiarezza e di un'eleganza senza pari. A noi elettori di sinistra la vostra opposizione interna sta ridando una speranza.

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  15. Caro Tocci
    Non sono uso a scrivere commenti, ma nel caso, considerata la gravità della situazione, voglio esprimere la mia totale condivisione del tuo punto di vista, che credo essere un comune sentire di gran parte degli italiani che hanno conoscenza e comprensione di cosa questa riforma significhi.
    M.g.

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  16. Concordo su tutto tranne il non dire che si tratta di svolta autoritaria
    Mirco Casini

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  17. Forse la svolta che si vuole imprimere all'Italia non è ancora autoritaria, ma soltanto oligarchica, a beneficio degli "insider", anzi dei loro leader; e già questo sarebbe un bel guaio. Il fatto si è che col combinato disposto di riforma del Senato e nuova legge elettorale, la svolta può diventare autoritaria quando meno te lo aspetti. Le Costituzioni e le leggi elettorali non servono solo per l'attualità, ma anche per il futuro.

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  18. La proposta di alzare il quorum nelle prime otto votazioni non impedisce al primo partito di attendere la nona votazione per imporre il proprio candidato

    L'opera della nuova costituzione indurre seduzione con un fascino immortale qual'era quello misterioso di Dorian Gray.

    Onorevole Tocci anche i grandi artisti non imponevano restrizioni al numero di pause prima di completare la loro opera e la Costituzione esistera immancabilmente anche nelle future legislature.

    Le costituzioni sono fatte per durare, ed i quorum che furono concepiti per il proporzionale non hanno certamente reso proibitive leggi ordinarie elettorali con suprepremi.

    Un quorum adatto solo ad un superpremio, invece, limiterebbe le leggi elettorali a paradigmi disproporzionali (senza un vincolo costituzionale esplicito)

    Un po' come per il referendum abrogativo privo di clausola di esclusione esplicita per le leggi elettorali, che rimangono potenzialmente abrogabili, probabilmente in segno di stima.

    Forse sarebbe il caso di considerare se risolvere vincolando i quorum a indici di disproporzionalità della legge elettorale (consentendo anche quorum bassi ma solo con leggi proporzionali) oppure stabilire esplicitamente in Costituzione il vincolo disporporzionale.

    PS: L'italicum sembra risolvere brillantemente divergenze bicamerali sottoposte al consenso rafforzato della Camera.

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  19. ci fai un post sul discorso della boschi di oggi

    che cita Amintore Fanfani !!!!!!!!!!!!!

    ti prego pleaseeeeeeeeeeee

    rivoglio dalema segretario !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  20. Condivido e sottoscrivo il discorso di Tocci. Cosi' come condividevo il discorso di Napolitano alle Camere nel 2005 in occasione della controriforma della Costituzione che il governo Berlusconi si apprestava ad approvare e che poi - per fortuna e grazie all'impegno di migliaia di Cittadini - fu sonoramente bocciata al referendum confermativo. Poi pero' ho visto che fine ha fatto Napolitano... che adesso s'e' messo a sponsorizzare (ma il suo ruolo non lo permetterebbe!) lo stesso progetto di B, ma firmato da Renzi. Mi auguro che Tocci non segua le orme di Napolitano e rimanga coerente con quello che dice. Perche' gia' molti "dissidenti" del Pd stanno rientrando all'ovile...

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